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Allen Iverson
Allen Ezrail Iverson nasce ad Hampton, Virginia, il 7-6-1975.
Alla tenera età di 16 anni Iverson si trova ad essere l’unico uomo di casa oltrechè il luogo in cui tutta la sua famiglia ripone la malcelata speranza di un futuro migliore. Il basket è l’unica via d’uscita. E “The Answer” (La Risposta, decisamente il suo nickname migliore) decide di darsi da fare per regalare alla sua famiglia un sogno. Prima gioca all’ High School, alla Bethel High di Hampton, dove si diletta sia nel basket che nel football americano con risultati simili (sempre impressionanti, ovviamente); cerca in ogni modo di attirare l’attenzione dei reclutatori delle grandi università, sperando in una borsa di studio per un college prestigioso che gli possa spianare la strada per l’ NBA. E il 14 febbraio 1993, il giorno che rivolta come un calzino la sua vita, Allen di attenzioni ne attira anche troppe, anche se non nel modo in cui ci si sarebbe aspettati. Quella sera, in un bowling della zona intorno a casa sua, lui e la sua ‘crew’ (il gruppo di amici fraterni che Iverson continua a portarsi dietro ovunque vada anche oggi, perché sono le persone che lo apprezzavano anche quando non era una stella, che gli offrivano un panino quando non mangiava da troppe ore per poter affrontare una partita) sono coinvolti in una violenta rissa a sfondo razziale: per quanto professi la sua innocenza, Allen viene condannato dal governatore razzista di uno stato tra i più razzisti, a cinque anni di reclusione. A quel punto la carriera cestistica sembra gravemente compromessa: il piccolo fenomeno della Virginia aveva avuto contatti con l’università di Kentuky ma il coach di quella squadra si tira velocemente indietro appena la notizia dell’arresto di Allen fa il giro degli States. Dunque, mentre il figlio paga il fio ad una giustizia razzista, è Ann Iverson ad occuparsi di promuovere nei college le doti del suo pargolo. Il primo e il più convincente che la riceve è coach John Thompson, di Georgetown, famoso per avere aiutato anche in passato giovani e talentuosi ragazzi di colore che rischiavano di gettare al vento il talento ottenuto in dote a causa di problemi di tipo caratteriale. Dopo che la condanna gli viene commutata, Iverson esce di galera cinque mesi dopo esserci entrato, cinque mesi di cui non parla volentieri se non per dire che solo la sua forza di volontà e di carattere gli hanno permesso di uscire sulle sue gambe. E’ qui che inizia la parte rosea della vita di questo predestinato alla pallacanestro. Per quanto riguarda le informazioni personali, nel ’96 Iverson, non appena apposta la firma sul suo primo contratto, sposa la donna che è stata con lui da quando aveva 15 anni, Tawanna, con cui ha due splendidi figli, Tiara e Deuce. Altri problemi sono arrivati nell’estate tra il 2002 e il 2003 quando Allen viene accusato di aver fatto irruzione armato nella casa di amici della moglie per cercarla. In realtà, sebbene mezzo mondo fosse a conoscenza del fatto già dalla mattina dopo la denuncia, il tutto si rivela una grossa bufala architettata da due sciacalli speranzosi di scucire a quel riccastro qualche migliaio di dollari per farsi un viaggetto. Iverson è effettivamente entrato in casa di quei tizi cercando sua moglie, avevano litigato, ma non era armato e non ha fatto nulla di anormale a parte dare un pugno al muro non appena scoperto che Tawanna se n’era appena andata. Non fosse stato una superstar, non fosse stato Allen Iverson, quello-che-è-stato-in-galera, niente di tutto ciò sarebbe emerso. Allen Iverson ha una quantità enorme di tatuaggi, tanto che risulta impossibile elencarli tutti. Tra questi, il teschio di un soldato sul braccio destro, la scritta "Solo il più forte sopravvive" e il suo nickname "The Answer" sul braccio sinistro. |
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